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Nicaragua: la terra dei record.

http://www.dantemag.com/it/2015/11/nicaragua-la-tierra-de-lo-mas/

 

Si pequena es la Patria uno grande la suena.   Ruben Dario

 

(Se la patria e’ piccola uno la sogna grande.)

 

 

Stanco del solito trambusto ed hai bisogno di ricaricare le batterie?  Il Nicaragua è il luogo perfetto per te. Una vacanza all’ insegna del rispetto totale della natura e dell’ambiente, in una paese pieno di cultura che vi sorprenderà con le sue meraviglie.    Massimo Gava.

 

“Il mio nome è Elvis, come il cantante”   – mi disse la mia guida all’ uscita dell’aeroporto di Managua mentre poso’ il  cartello con la scritta  Careli Tour

 

“Spero che tu sappia cantare meglio di lui ” – gli risposi scherzando. Erano le 20:30 ora locale  e dopo una giornata intera di volo, da Londra via Miami, forse non  avrei dovuto tentare di fare delle battute, ma ebbi comunque un “Bienvenido  in Nicaragua senor “.

 

Appena salito in macchina e lasciato l’aeroporto di Managua iniziò a piovere. Eravamo verso la fine delle stagione delle piogge che dura da maggio ad ottobre e la pioggia torrenziale rendeva difficile farsi  un’idea di come fosse  la capitale. Ci stavamo dirigendo verso sud: destinazione Granada, la città più importante, turisticamente parlando, del Nicaragua.

 

Con una popolazione di circa 6 milioni di abitanti, il Nicaragua viene considerato uno dei paesi più sicuri dell’America Latina. Posizionato in quella che viene definita geograficamente l’America centrale, confina a nord con l’Honduras, a sud con il Costa Rica e tra i suoi confini naturali ha l’Oceano Pacifico ad ovest ed il Mar dei Caraibi ad est. All’interno di questo lembo di terra racchiuso tra gli oceani ci sono due grandi laghi: quello di Managua e di Nicaragua.

 

Granada

Dopo circa due ore di viaggio stavamo per raggiungere la nostra prima destinazione, Granada, e come per incanto, smise di piovere. Più ci si addentrava nella città, più mi rendevo conto del perché veniva soprannominata “La gran sultana”.

 

Il suo stile moresco andaluso crea un’atmosfera magica, ed arrivati al Plaza Colon la mia dimora per la notte non potei resistere nel fare due passi nella piazza più grande della città, dove il mio hotel era situato. Salutai Elvis ed andai subito a dormire.

Il giorno seguente mi alzai di buon ora, visto che avevo solo un giorno intero per esplorare questa bellissima città.

La Plaza Major era piena di bancarelle con prodotti artigianali di tutti i tipi oltre a frutta e prodotti locali, la tentazione di assaggiare era tanta, ma avevo appena fatto la mia prima colazione Nicaraguense, per cui mi avviai verso “la calle Calzada” nella zona pedonale che porta direttamente alla chiesa di Guadalupe, uno dei luoghi più  visitati in quanto esempio straordinario dello stile moresco che impera nelle città.

 

Situata nella parte ovest del lago Nicaragua a 50 km a sud-est di Managua, Granada è la più antica fra le città costruite dagli spagnoli nel cosiddetto nuovo mondo. Fu fondata da Francisco Fernandez de Cordoba che la chiamò così in onore della sua città natale in Spagna.

A metà del XIX secolo, Granada cadde sotto l’occupazione dell’avventuriero statunitense William Walker, che occupò tutto il paese per un breve periodo. Granada pagò a caro prezzo la cacciata di Walker il quale ritirandosi ordinò ai suoi soldati di devastare la città e di bruciarla completamente. In alcune parti si possono ancora vedere i resti di quello scempio, ma da allora Granada è stata ricostruita e portata all’ antico splendore, con case in stile coloniale e strade in pietra lastricata dove passeggiare fino a raggiungere il lungolago.

Perdersi a Granada è il miglior modo per esplorare la città dato che, non essendo troppo grande, è facile ritrovare la strada persa.

 

Dopo aver visitato il convento di San Francesco con il museo adiacente, ho voluto assaggiare la cucina locale e provare quello che gli stessi abitanti mangiano con gusto: dagli innumerevoli chioschi che servono i ciccioli di maiale arrostiti, la yucca, le banane fritte e del pollo avvolto in una specie di  tacos. Queste sono solo alcune delle varie leccornie da assaporare  passeggiando, ma per chi vuole sedersi in un vero e proprio ristorante, la città offre tanti  locali caratteristici dove si può’ mangiare una ottima cucina tipica a prezzi per niente esagerati. Purtroppo non ho avuto il tempo per visitare il vicino vulcano di Masaya, e quello di Mombacho, e  neppure di vedere il parco nazionale della Domitilla con la sua straordinaria  flora e fauna selvatica,  ma mi sono promesso di ritornarci per colmare questa lacuna.

 

Le 300 isole del Lago Nicaragua

Il giorno seguente presi una barca per andare a vedere quello che avviene in un complesso di 300 isole che si affacciamo sul lago Nicaragua, il lago più grande dell’America centrale, dove vive una rara specie di squalo d’acqua dolce chiamato Leuca.

 

Nell’America  Latina la capienza di questo lago è seconda solo  al lago Titicaca e quando lo vedi diventa comprensibilissimo perché i conquistadores spagnoli lo chiamarono  “el mar dulce”  (il mare dolce).  Sono incredibili le attività che pullulano in questo posto dove gli abitanti usano come unico mezzo di locomozione delle piccole barchette a motore o a remi  per le loro attività quotidiane. Dovevo raggiungere un’isoletta chiamata Jicaro, dove si trova  l’omonimo hotel.  Bisogna qui affermare che il Nicaragua si sta posizionando come uno dei paesi con la più alta concentrazione di strutture turistiche ecosostenibili dove Jicaro Lodge è un esempio di eccellenza per questo tipo di turismo. Situato in una delle isole a soli 10 minuti in barca dalla città di Granada, questo complesso consiste in sole nove casitas (piccoli chalets) costruiti con il legno riciclato dopo la devastazione avvenuta dal passaggio dell’uragano Felix  nel 2007. Tutte le casitas hanno uno splendido panorama sul lago. L’ energia elettrica e fornita solo da pannelli  solari e, se proprio devi comunicare con il resto del mondo, un servizio wi-fi e’ a  disposizione nelle aree comuni. Posso assicurarvi però che, una volta  arrivati li, sarete così assorbiti dalla bellezza di questo luogo, che vi  dimenticherete completamente del mondo esterno. Il ristorante vi servirà dei piatti incredibili usando solo prodotti locali, ed assolutamente da degustare è il cocktail analcolico fatto con l’infuso di erbe aromatiche con l’aggiunta di lime, cannella e un po’ di vaniglia, davvero delizioso!  Il complesso ha inoltre una postazione flottante per gli esercizi di yoga e ‘ anche una piscina a sfioramento con vista sulle acque del lago dove vi potrete riposare, dopo le innumerevoli attività di svago che vengono organizzate dall’ hotel.

 

L’ isola di Ometepe

Il giorno seguente all’ alba, lasciai quella specie di paradiso terrestre perché dovevo proseguire il mio viaggio con Elvis. Dovevamo fare circa 90 km verso sud per raggiungere il porto di San George e poi  l’ isola di Ometepe: la più grande isola vulcanica al mondo dove  circa 50.000 abitanti condividono la vita con un pletora di uccelli, fiori ed altri animali selvatici oltre ad una enorme quantità di coltivazioni di papaia, avocado, banane e meloni che crescono in sovrabbondanza grazie al fertile terreno vulcanico.

 

Il viaggio dura circa un’ora e mezza ed avvicinandosi all’isola, si ha una vista impressionante su quelli che gli abitanti chiamano i vulcani gemelli: Conception,  l’ unico vulcano attivo,  e Madeira dove avrei alloggiato in un altro eco-lodge chiamato Totoco.

 

Arrivato al porto di Moyogalpa sull’ isola un taxi mi stava aspettando per portarmi,  attraverso la rigogliosa  vegetazione, sui pendii del vulcano Madeira, ribattezzato dalla gente del posto “El vulcano de agua”  in quanto  divenuto una riserva naturale di acqua.

 

La permacultura e’ il mantra del Totoco lodge. Questo complesso conta sei chalets costruiti in uno stile rustico e minimalista.  All’ interno si trova un enorme letto matrimoniale a baldacchino assieme a tutti gli altri comforts, ovviamente non manca l’ amaca e sedie a dondolo sulla terrazza, da dove si  gode di una vista mozzafiato su Conception, il vulcano attivo che si trova dall’altra parte dell’ isola.  In questo complesso turistico tutto viene riciclato, dall’acqua per la doccia nelle stanze private,  a quella della piscina che viene purificata da un sistema di piante che filtrano l’ acqua rendendola pulita e perfettamente potabile.

Anche qua, l’energia elettrica, proviene esclusivamente dai  pannelli solari posizionati strategicamente ai lati delle casette in mezzo alla vegetazione. Gli unici rumori che sentirete quassù, sono quelli dei giovani pappagalli che, sfrecciano nel cielo, o degli altri innumerevoli uccelli colorati che rendono questo luogo,  non solo una posto fantastico per gli ornitologi, ma anche un oasi di tranquillità che non ha rivali. Se proprio avete bisogno di fare delle altre attività, potrete sempre salire alla cima del vulcano e vedere il lago naturale creatosi nel cratere centrale, oppure scendere a valle e sperimentare le virtù miracolose  dell’  “ojo de agua” (occhio d’acqua),  una sorgente di acqua termale che sembra abbia delle proprietà curative. Assolutamente si deve vivere il tramonto ed apprezzare come  la luce che cala trasformi l’atmosfera circostante, prima che il silenzio della notte scenda sull’isola.

 

Morgan’s Rock

 

Dopo due giorni di permanenza, lasciare questo posto idillico è stato davvero difficile, ma Elvis  ancora una volta mi attendeva per mostrami un’ altra parte di questo incredibile paese. Stavolta ci siamo diretti verso ovest, sulla costa dell’oceano Pacifico a San Juan del Sur , principale meta turistica dei Nicaraguensi, ma anche posto prediletto dalle navi da crociera americane che da Miami passano attraverso il canale di Panama per raggiungere la California. A circa 20 km dal porto si San Juan si trova Morgan’s Rock, un’altra incredibile struttura. Con i suoi seimila ettari di foresta tropicale protetta, Morgan’s Rock è un esempio perfetto di come si possano combinare sviluppo ecosostenibile e lusso. Questo concetto, creato da una coppia francese che vive in Nicaragua da più di 40 anni, è a dir poco incantevole. I suoi quindici chalets (o bungalow, come li chiamano qui), sono annidati nella foresta tra le  colline rocciose che si affacciano su una incredibile spiaggia di sabbia bianca.  Un ponte sospeso, passa sopra la vegetazione creando un effetto magico che unisce le due parti collinari del complesso, la zona residenziale e quella comune. Ogni camera ha un grande letto matrimoniale, con un enorme stanza da bagno ed una grande terrazza. Ci si può stendere sul letto sospeso nel giardino privato adiacente la camera ed ammirare l’ orizzonte  sull’oceano, mentre si ascolta il suono delle onde  che si infrangono sulla spiaggia.   Alzarsi presto la mattina è il miglior modo per poter apprezzare in pieno l’incanto di questo posto.  Incamminandosi sulla spiaggia ci si può imbattere in qualche tartaruga che, da Agosto a Gennaio, ha appena finito di depositare le sue uova.  Dalla spiaggia si può risalire l’estuario del fiume che sfocia poco distante e intravedere sulle mangrovie qualche timida scimmia che scappa alla nostra vista.

Dopo questa passeggiata rigeneratrice, eccoci pronti per una tipica colazione nicaraguense che consiste in riso, fagioli, uova strapazzate, banane fritte e formaggio.  Ma se vi sentite avventurosi vi consiglierei di provare il nakamales un piatto tipico con carne macinata di maiale e pomodori tagliati a pezzetti con altre verdure, il tutto avvolto in una pasta sottile e  cotta al vapore in foglie di banano. Vi posso garantire che questo piatto fa venire l’acquolina in bocca solo al vederlo, per non parlare dei profumi che si sprigionano appena si apre quell’involucro di foglie verdi.  Per gli italiani  più schizzinosi, forse dovrei precisare che le banane fritte, non sono le banane che si comprano regolarmente dal fruttivendolo, ma un altro tipo di banana verde, tipica di questi posti,  che  meno dolce, quando è fritta, ha un gusto simile alle patatine – assolutamente da provare.

 

Le attività da fare in questo posto sono molteplici e vanno dalle escursioni guidate nella giungla, al visitare la fattoria che produce i prodotti che vengono serviti agli ospiti; oppure risalire il fiume con la canoa ed esplorare le baie attorno alla spiaggia, oppure semplicemente rilassarsi  attorno alla piscina

 

Managua

 

Qui, a costo di ripetermi, posso assicurare che è  stato davvero difficile lasciare un altro luogo così speciale come Morgan’s Rock. Ma era il giorno in cui dovevamo raggiungere Leon, la parte più distante del paese, e, visto  che si passava per Managua, volevo fermarmi e vedere degli altri record   di questa incredibile nazione.

Quando il Nicaragua si rese indipendente dalla Spagna nel 1824, Managua venne scelta come capitale in quanto si trova ad una distanza equa tra le due città rivali, Granada e Leon. La capitale  divenne cosi  il simbolo di  pacificazione e compromesso per  l’unificazione del paese.

Sfortunatamente Managua venne completamente distrutta da un violento terremoto che causò  migliaia di vittime nel 1972, per questo oggi ha una struttura più moderna del  resto del Paese.

Guardando il panorama dalla collina centrale dove si trova il monumento dedicato ad Augusto Cesare Sandino, capo della ribellione contro l’occupazione  militare statunitense, è difficile determinare l’estensione reale della capitale. A causa del rischio sismico,  le costruzioni non superano i due o tre piani  e, siccome Managua detiene il record mondiale, della più’  alta concentrazione di alberi per metro quadrato, gli edifici vengono sovrastati dalla rigogliosa vegetazione. Scesi dalla collina si può notare come sotto le fronde degli alberi, ci sia una vibrante città con un milioni e mezzo di abitanti .

 

Una passeggiata  per Plaza de la Revolucion  è doverosa, perché qui  si possono vedere le  rovine delle vecchia cattedrale  lasciate ad esempio per dare una visione di come fosse la città prima del terremoto. A fianco si trova l’edifico dell’Assemblea nazionale, sede del parlamento, e vicino c’è il teatro nazionale  dedicato  a Ruben Dario, poeta e scrittore mitico del Nicaragua. In questo teatro si esibiscono le più grandi compagnie teatrali dell’ America Latina.

Un altro primato che vale la pena menzionare, oltre a quelli che abbiamo già elencato, è quello raggiunto nel 2007, che vede Managua come  la prima capitale dell’America centrale ad aver sradicato l’analfabetismo, direi che questo è un fiore all’occhiello da non poco per una patria pequena (piccola) come la definiva il  poeta al quale è stato intitolato al teatro Nacional.

 

Avrei voluto fermarmi di più, ma Elvis, che scandiva il mio tempo meglio di un orologio svizzero, mi ha disse che dovevamo dirigerci verso nord per visitare Leon e che se  avessimo atteso ancora un po’ non avremmo potuto vedere  il panorama lungo la strada.

Come sempre aveva ragione! Perché il Nicaragua è il Paese con la maggior concentrazione di vulcani al mondo e vedere questi giganti stagliarsi contro i campi coltivati è stato uno spettacolo davvero indimenticabile.

 

Leon

 

Arrivammo a Leon per il tramonto e, giunti all’ Hotel El Convento, nel centro della città si stava facendo buio. La luce che affiorava dalle vie dava un effetto unico a questa citta’ che fondata nel 1524 da Leon Santiago de Los Caballeros, è la seconda più grande del Nicaragua.

 

L’ attuale Leon fu ricostruita a circa 35km dalla sua posizione originale, dopo che un violento terremoto del 1610 la devastò.  La capitale di un tempo ha comunque mantenuto molto del suo passato religioso ed intellettuale. Leon è una città universitaria, dove gli studenti vengono da tutte le parti del paese e questo aggiunge un aspetto effervescente ai tradizionali palazzi storici sedi delle diverse facoltà.  Questa è anche la città  natale del movimento Sandinista, e sui muri cittadini,  si possono ancora vedere i graffiti colorati del movimento anti-americano con  gli evidenti segni del suo passato turbolento.

Passando dal profano al sacro, giusto per usare un eufemismo tipico di queste parti, la città è ricca di chiese, una più bella dell’altra, ma nulla eguaglia  la cattedrale di Leon, che domina la piazza principale, decretata la più grande cattedrale dell’America centrale e patrimonio dell’Unesco.   Disegnata dall’architetto guatemalteco Diego Jose Porres y Esquivel, è stata costruita tra il 1747 e il 1814.  L’architettura combina lo stile  barocco e neoclassico con alcune influenze di gotico  rinascimentale che sono visibili in altre parti delle città. Nella chiesa sono sepolte figure prominenti della storia del Nicaragua, incluso il poeta Ruben Dario,  padre del modernismo spagnolo. A poca distanza dalla cattedrale si può visitare la sua casa ora adibita a museo e nei pressi si trova anche  la fondazione Ortiz Gurdian dove si svolge la biennale d’arte del Nicaragua.   Da qualsiasi parte ci si incammini Leon è una città che non ha dimenticato i suo passato ma che ha  una visione proiettata al futuro, la stessa visione che  riverbera nel resto del Paese.

 

Della modernità il Nicaragua ha preso quello che di meglio si può utilizzare ed  insegna  al resto del mondo, con questa sua offerta turistica, che  proteggere e conservare le proprie risorse naturali non va a scapito dello sviluppo e il miglioramento delle condizioni economiche dei propri cittadini, anzi è proprio il contrario. L’ offerta di strutture ecosostenibili è mirata ad una domanda in piena crescita  per una clientela che apprezza i cibi biologicamente prodotti e desidera stare in strutture che hanno  attenzione per l’ambiente.  Ecco perchè la scelta fatta del Nicaragua non  è  solo ammirevole,  ma pone questo paese  ai primi posti di una offerta turistica mondiale che unisce lo sviluppo del paese  alla conservazione del pianeta. Se i parametri per giudicare la grandezza di un paese ai tempi di Ruben  Dario erano diversi, non cambia il fatto che le risorse della terra diventano sempre più scarse e ci vuole una dose enorme di coraggio  e di orgoglio  per il proprio paese per mettere l’eco-turismo al centro delle politiche di sviluppo.

Possiamo, dunque, tranquillamente affermare caro Ruben, che la patria ora con tutti i suoi record è più grande che mai , non c’è più  bisogno di sognarla, La grandezza del  Nicaragua è una realtà..

 

 

 

 

Plaza Mayor. Granada

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